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IL PALAZZO DELLA PREFETTURA DI ANCONA: Luoghi e protagonisti di un'istituzione: sintesi

IL PALAZZO DELLA PREFETTURA DI ANCONA: Sintesi

Nell’ambito di un patrimonio architettonico che, come si è visto, comprende un gran numero di edifici storici più antichi delle istituzioni che ospitano, un valore speciale assumono alcuni circoscritti casi in cui, cambiati i sistemi politici e amministrativi, palazzi pubblici nati per allocare funzioni di governo hanno nel tempo mantenuto in linea di massima questa funzione, ospitando le varie istituzioni che nei secoli si sono succedute, o le residenze delle persone che a vario titolo hanno rappresentato il Governo centrale. La continuità storica e topografica, in queste circostanze, assume un significato culturale rilevante. Ed è peraltro il caso del nostro Palazzo del Governo di Ancona, che pur fra tante trasformazioni, modifiche, ampliamenti, ristrutturazioni e restauri, documenta una storia vecchia almeno mezzo millennio, una vicenda complessa – con molti aspetti noti e qualche nodo ancora da sciogliere – che in certa misura coincide con la storia stessa della città, con l’alternarsi delle forme di governo, che, nonostante le plurime trasformazioni, i danni bellici e sismici, e i tanti restauri, lasciano un qualche segno leggibile nella stratificazione del turrito palazzo che oggi è sede della Prefettura. E, in questa chiave, il valore monumentale del complesso va ben oltre la probabile ma ancora non del tutto documentata attribuzione a Francesco di Giorgio Martini per i disegni della fabbrica durante la fase quattrocentesca. Anche per quanto attiene il palazzo anconetano, lo Stato unitario assegna da subito un duplice valore, per un verso legato alla tradizione storica e per l’altro alla funzione attuale. Molto indicativa in tal senso è la polemica scoppiata a inizio Novecento, allorché il Palazzo del Governo in quanto rappresentanza dello Stato veniva individuato per allocare lapidi e monumenti commemorativi, ivi compreso il monumento alla mitica eroina anconetana Stamura: una scultura che, ancorché firmata da Ettore Ferrari, destava non poche perplessità nell’ambiente cittadino e negli organi preposti alla tutela, finché non se ne decise la rimozione e il trasferimento.

Fabio Mangone, architetto e storico dell’arte, è professore ordinario di Storia dell’architettura nella Facoltà di Architettura dell’Università di Napoli Federico II. Nello stesso Ateneo, è direttore del Centro interdipartimentale per l’Archivio del progetto e delegato del Rettore per il Patrimonio storico.

Direttore di importanti collane editoriali, collaboratore di prestigiose riviste, organizzatore e curatore di mostre e convegni, responsabile di progetti di ricerca in ambito nazionale e internazionale, è autore di numerosi volumi tra cui: Arata a Napoli tra liberty e neoeclettismo (Electa Napoli 1989); Architettura e politica; Ginevra e la Società delle Nazioni (Officina Roma 1992); Alvar Aalto (Laterza Roma Bari 1993); Pietro Valente (Electa Napoli 1996); Verso Il Vittoriano. L’Italia unita e i concorsi di architettura (Electa Napoli 2002); Viaggi a sud. Gli architetti nordici e l’Italia (Electa Napoli 2002); Cimiteri Napoletani. Storia arte cultura (Massa Editore, Napoli 2004); Capri e gli architetti (Massa Editore, 2005); L’architettura della memoria. Cimiteri Monumenti e città (Skira, Milano 2007); Il Palazzo della Prefettura di Salerno (Massa Editore, 2009).

 

Elena Manzo professore associato di Storia dell’architettura presso la Facoltà di Architettura della Seconda Università degli Studi di Napoli, svolge ricerche di storia dell’architettura moderna e contemporanea. Tra le sue principali pubblicazioni: La merveille dei principi Spinelli di Tarsia. Architettura e artificio a Pontecorvo, Napoli, ESI, 1997; Dal classicismo “ordinato” alla rivoluzione spaziale barocca, vol. VI, Napoli, ESI, 2004; Architettura danese contemporanea, Napoli, Clean edizioni, 2004; Alla corte aragonese: continuità linguistiche e concatenazioni territoriali nei feudi dei Sanseverino. Il Principato Citeriore, in A. Gambardella, D. Jacazzi, (a cura di), L’architettura del classicismo tra Quattrocento e Cinquecento. Campania, Roma, Gangemi, 2007; Castrum Abbatis. Architetture e paesaggio tra i luoghi delle Sirene, in Atlante del Cilento, Napoli, ESI, 2009; è curatrice di volumi, tra cui Edicole sacre. Percorsi napoletani tra architetture effimere, Clean, Napoli, 2007; Architettura nella storia. Scritti in onore di Alfonso Gambardella, Milano, Skira, 2009.

 

Marco Severini insegna Storia del Risorgimento e altre discipline storiche dell’età contemporanea presso l’Università di Macerata. Dirige per l’editore Codex di Milano la collana “Storia Italiana”. È segretario del Comitato Provinciale di Ancona dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano.  Ha studiato la Repubblica Romana del 1849, la lotta politico-elettorale nell’Italia del primo Novecento, la storia politica delle Marche tra Otto e Novecento, la biografia e la storiografia politica dell’età contemporanea: in particolare, ha realizzato numerosi profili per il Dizionario biografico degli italiani e per altre opere collettanee. Tra i recenti lavori, si segnalano le monografie Nenni il sovversivo (2007), Girolamo Simoncelli (2008) e Le storie degli altri (2008), e la cura del volume Le Marche e l’Unità d’Italia (2010).

 

Massimo Papini dal 1987 è direttore dell’Istituto Storia Marche. Dal 1984 al 1986 ha diretto la rivista “Marchingegno”. Dal 1981 al 1987 “Quaderni di Resistenza Marche”. Dal 1998 è direttore di “Storia e problemi contemporanei”. Tra le pubblicazioni si possono ricordare Tra storia e profezia. La lezione dei Cattolici comunisti (La Goliardica, Roma 1987), “Le Marche tra democrazia e fascismo (1918-1925)” (Il lavoro editoriale, Ancona 2000), “Il Novecento nelle Marche” (Affinità elettive, Ancona 2008).

Ha curato da solo o assieme ad altri: “La donna e la resistenza nell’anconetano” (Ancona 1987), “La cultura della pace dalla resistenza al patto atlantico” (Il lavoro editoriale, Ancona 1988), “La guerra e la Resistenza nelle Marche” (Clueb, Bologna 1995), “Le Marche dalla ricostruzione alla transizione 1944-1960” (Il lavoro editoriale, Ancona 1999), “Dizionario biografico del movimento sindacale nelle Marche (1900-1970)” (Ediesse, Roma 2006), “Partiti e archivi nelle Marche” (Clueb, Bologna 2008), Le Marche nel primo dopoguerra” (Assemblea legislativa delle Marche, Ancona 2010).


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