“Avvenimenti struggenti di un
passato ormai lontano si accavallarono nella mia mente, mi sentii
pervasa di nostalgie” scrive Maria Giuffrè.
L’Opera, a quanto si sa, un’Opera
prima, è un viaggio nel tempo esistenziale e personale, sul filo dei
ricordi.
Di suggestione in suggestione, il
libro narra quasi una saga familiare, una famiglia umile in una
collettività di contadini, su un’isola sospesa fra le altre, nel mare
Mediterraneo.
Le miserie materiali si alternano
ai ricatti morali in una vicenda, dal sapore del mare, che si snoda
sullo sfondo incantevole di una natura selvaggia e incontaminata. Tra
cappereti e vulcani, vigneti e boschi di fichi d’india, vive la sua
infanzia e adolescenza una bambina di umili origini. Tra vessazioni e
ricatti cresce e, lentamente, sperimenta l’amaro destino che avvolge
l’intera Opera: la condanna all’esilio, l’abbandono dei luoghi
dell’infanzia, il senso tragico della distanza dalle radici. Il dolore e
la miseria ma anche lo splendore della luce e dell’aria; la
superstizione che s’intreccia con la religione, il senso profondo
dell’umano che si mescola e gareggia con il tornaconto più meschino:
indagando questi temi, Maria Giuffrè, vuole condurci in una vicenda che
ricorda il Verga di Rosso Malpelo o dei Malavoglia.
Un vago senso di lontananza, una
bruciante necessità di partenze (la scuola, i parenti emigrati in
Australia, la Campania) attraversa l’intero libro. Una storia di
immigrazioni e di abbandoni ma anche di amori e di fedeltà, un riepilogo
esistenziale condotto con un lessico che è quasi testimonianza.
Testimonianza al gusto di nostalgia. Ma anche forza ed energia di chi
sa di avere origini privilegiate e quasi favolose come un’infanzia tanto
povera quanto incantata.
“Nell’isola di Eolo” vivono
persone così fuori dal tempo da divenire personaggi senza passare
attraverso le rigorose ed aspre Forche Caudine della finzione.
Un’intensa passione e forza della
vita si muove tra le pagine di questo libro. Un sentimento di
appartenenza e quasi una voglia di identità aleggia in tutta l’Opera. E
forse questo è il senso più profondo: appartenersi ed appartenere, stare
dentro a una qualche storia, vivere anche dopo che è passato molto tempo
e muoversi tra quello che si è stati e quello che man mano si diventa
andare avanti tra il sogno e ciò che ci passa l’esistenza.
Emilio Panizio
Maria Giuffrè, è nata a Ginostra nelle
Isole Eolie (Me). è a questi incantevoli luoghi della terra di Sicilia
che la Giuffrè dedica i suoi libri.
La prima edizione di questa pubblicazione
è stata premiata, classificandosi al secondo posto, con medaglia
d’argento del Presidente della Repubblica e con diploma di benemerenza,
al Premio Letterario Nazionale “Città di Cassino 2001”. |