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Raffaele Castello - opere dal 1930 al 1966: sintesi

RAFFAELE CASTELLO - Opere dal 1930 al 1966: SINTESI

Dedicare oggi una mostra antologica a Raffaele Castello significa non solo rendere omaggio ad un interessante pittore che partecipò ai fermenti delle avanguardie internazionali, anticipando soluzioni formali dell’astrattismo, ma anche all’ambiente culturale dell’isola di Capri nella prima metà del Novecento con i suoi eccezionali visitatori, da  Otto Sohn-Rethel a Curzio Malaparte, da Enrico Prampolini ad Alberto Moravia, da Peyrefitte a Ungaretti.

«Che tempi erano quelli quando per la prima volta incontrai nella sua Capri, Raffaele Castello!» scriverà proprio Ungaretti, ricordando gli anni successivi alla prima guerra mondiale. Castello, nato nel 1905 a Capri, lasciò l’isola nel ’29 per studiare Belle Arti presso l’Accademia di Varsavia, dove incontrò Kandinsky, e poi si recò a Dusseldorf, frequentando i corsi di Paul Klee. A Parigi incontò Mondrian e strinse amicizia con Prampolini. Tornato  a Capri dopo l’avvento al potere di Hitler, entra in contatto con i futuristi e diviene amico di Malaparte e di Ungaretti. Pittore geniale ma discontinuo, non ebbe fortuna di mercato alternando intensi periodi creativi con lunghe pause durante le quali, spinto da necessità economiche, svolse i più svariati mestieri.

Castello è stato un artista anomalo nel panorama italiano, attento alle realtà sperimentali, spesso còlte nel loro momento aurorale, ma amorosamente nostalgico e fedele alla bellezza dell’isola di Capri alla quale non seppe rinunciare. Nostalgia come combustibile per alimentare un percorso complesso, una capacità di rielaborare in uno stile personale gli stimoli più vari.

Capri si mostrava nella sua incredibile stratificazione di vite vissute e immaginate nella quale lavoravano, come ricorda Lea Vergine, «anarchici, socialisti, futuristi, poeti e "profeti" russi e mitteleuropei in malattia e stravaganza».


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