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La pubblicazione si
distingue per i tanti approfondimenti sulle molte fasi storiche e sui
molti aspetti artistici e architettonici di Castelcapuano: sugli
importanti lavori che ne consolidarono, nel Quattrocento, il ruolo di
prestigiosa residenza; sul significato politico e artistico dello stemma
fatto apporre da Pedro de Toledo; sulle permanenze di età medievale e
moderna a valle delle trasformazioni degli ultimi secoli; sulla
complessa fase dal settecento al primo novecento, nell’intreccio tra i
tanti progetti e interventi sull’edificio e la disputa sulle sedi della
giustizia napoletana; sul cogente dibattito ottocentesco sul restauro di
Castelcapuano; sulla graduale costituzione di un vero e proprio
“pantheon” dei grandi giuristi napoletani, mediante i pregevoli busti
scultorei. Con l’occasione, sono stati studiati e analizzati
approfonditamente i disegni conservati all’archivio di Stato, molti dei
quali inediti, tra cui quelli straordinari settecenteschi. La presente
pubblicazione sicuramente con le tante acquisizioni storico-artistiche e
con le tante riflessioni critiche contribuirà per un verso a rinsaldare
il legame tra questo eccezionale monumento e la città, con la sua storia
e la sua cultura, e per l’altro fornirà non pochi spunti per la sua
valorizzazione e per i futuri interventi di restauro.
All’interno del
complesso monumentale di Castelcapuano, la sala dei busti, che
testimonia la grande tradizione forense napoletana, costituisce un
episodio di primaria rilevanza, finora mai studiato nei suoi molteplici
valori architettonici, storici e artistici. Oltre a essere una delle più
pregevoli sale affrescate, “restaurata” secondo la caratteristica prassi
eclettica, la sala è uno dei più pregnanti luoghi che la città abbia
dedicato alla memoria dei suoi cittadini illustri secondo la prassi
ottocentesca.
In parallelo e in
rapporto con altri luoghi dedicata alla memoria condensata in effigi
scultoree, quali la Villa comunale oppure il Quadrato degli uomini
illustri, la sala ricorda i più eminenti giuristi della illustre scuola
napoletana, rappresentando al tempo stesso un significativo e notevole
museo della scultura del secondo ottocento e inizio novecento, ove si
ritrovano concentrate le opere di artisti illustri come Francesco Jerace
o Filippo Cifariello.
Nell’intento di far
conoscere e valorizzare uno spazio della memoria napoletana,
assolutamente familiare a magistrati e avvocati ma per lo più
sconosciuto al pubblico, e peraltro mai studiato approfonditamente, il
volume attraverso l’apporto di studiosi di diversa estrazione non solo
analizza i valori architettonici e artistici della sala, ma restituisce
la memoria degli illustri esponenti della tradizione giuridica
napoletana; si intende cosi promuovere un ulteriore passo verso la
tutela e la valorizzazione di Castelcapuano nella prospettiva del
mantenimento della sua secolare identità di luogo della giustizia, e al
tempo stesso dell’apertura dei suoi valori monumentali al più ampio
pubblico.
Fabio Mangone, architetto e storico dell’arte, è professore ordinario di
Storia dell’architettura nella Facoltà di Architettura dell’Università
di Napoli Federico II. Nello stesso Ateneo, è direttore del Centro
interdipartimentale per l’Archivio del progetto e delegato del Rettore
per il Patrimonio storico. |