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Vuoi per
l’incanto dei suoi paesaggi, vuoi per lo speciale fascino delle sue
costruzioni spontanee, l’isola di Capri ha sempre esercitato un
particolare fascino sugli architetti. Per tutto l’Ottocento gli
architetti europei – e soprattutto tedeschi, scandinavi, francesi –
considerano l’isola una tappa fondamentale del loro Gran Tour di
formazione: disegnando con costanza fogli di grande qualità artistica,
riprendono gli scenari più suggestivi, gli scorci urbani più
pittoreschi, le costruzioni rurali più inusitate. Dinanzi alle rovine
romane, e soprattutto agli inquietanti resti della villa di Tiberio,
elaborano fantasie grafiche per ricostruire idealmente, con matita,
china e acquerello, l’aspetto originario della grandiosa villa
imperiale.
Allorché poi, a
fine Ottocento, Capri diventa meta del turismo internazionale e luogo
elitario di villeggiatura, scelgono l’isola come luogo ideale per
sperimentare architetture speciali: dapprima nella linea dell’Orientalismo,
soggiogati dal fascino esotico dell’isola; in seguito, rimeditando sui
temi della classicità, rendendo omaggio ai tanti resti archeologici e
alla memoria di Tiberio; poi ancora sognando di una mediterraneità fatta
di linde case bianche in cui si incarna un’antica saggezza popolare; e
infine eleggendo quei luoghi incantati come scenari ideali per
l’architettura moderna e per l’ideologia futurista.
Sulla base di
nuove prospettive critiche e di materiale inedito, coniugando la parola
con la suggestione di immagini di qualità, il volume presenta i
molteplici risvolti del rapporto tra Capri e gli architetti tra
Ottocento e Novecento: un percorso suggestivo tra antichi taccuini di
viaggio e progetti moderni, tra antichi casolari rurali e recente
edilizia commerciale, tra ville storiche e strade affascinanti. |